Museo C. Leone - Vercelli

 

Anfore e sarcofagi

del cortile

(2)

 

 

ANFORE (2)
 

32 - 37 - Anfore. Tipologia: Greco-italiche a labbro inclinato o Lamboglia 4-Repubblicana1.

Si tratta di contenitori realizzati nella fase più antica, detta A, della transizione dal modello anforario greco alla tipologia italico-romana, ovvero tra il III e il II sec. a. C. In Italia l'area maggiore di produzione di tali recipienti, dal contenuto non certamente definito, era il Meridione. Non è stato possibile risalire al contesto del ritrovamento di questi esemplari. L'anfora n. 32 presenta un segno ovale concavo su di un'ansa, che si uò ipotizzare possa essere il resto di un bollo, ora illeggibile. L'anfora n. 37, sempre secondo le schede Viale, presentava decorazioni dipinte in nero.

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4 - 6 - Anfore. Tipologia: Dressel 6A, variante di capacità ridotta.

Si presume che questo genere di contenitori, poiché di capacità ridotta, fossero destinati al trasporto di prodotti specifici, quale ad esempio il garum, come paiono suggerire i tituli picti ritrovati su anfore simili del deposito di Novara. Associandole alle Dressel 6A classiche, si può ritenere che tali recipienti siano manufatti di sicura provenienza italica riservati alle derrate adriatiche. Per entrambe le anfore è sconosciuto il contesto di ritrovamento.

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9 - Anfore. Tipologia: 184 Camulodunum.

All'anfora è attribuibile origine egea. Destinato al trasporto del vino, tale contenitore rappresenta una variante del I sec. d. C. delle anfore rodie classiche. La mancanza dell'analisi dell'argilla non permette di stabilire se il contenitore abbia una sicura provenienza rodia o se sia un'imitazione usata per il commercio di prodotti pure contraffatti. Questo esemplare venne rinvenuto, sicuramente prima del 1878, negli scavi per la costruzione di una casa a porta Torino, nei dintorni dell'attuale corso S. Martino.

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16 - Anfore. Tipologia: Mauretania Cesariensis o dressel 30.

Si tratta di un recipiente di piccole dimensioni di produzione africana attestato dal III secolo fino al IV secolo d. C. Probabilmente tale forma era destinata a contenere olio e da ricollegare alla penuria di tale prodotto nella Cisalpina in età tardo imperiale che costrinse ad importazioni dall'Africa. Certamente l'anfora non proviene dal Museo Lapidario Bruzza. Non è stato possibile individuare la località di provenienza.

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34 - Anfore. Tipologia: Non inseribile in alcuno schema tipologico.

Si tratta di un recipiente dal contenuto incerto, attestato soprattutto in area padano-emiliana. Le sue caratteristiche e la sua limitata diffusione areale fanno ritenere probabile una origine italica o nord-italica. L'anfora, che presentava sulla parte superiore il segno di un bollo di forma oblunga, illeggibile già al momento del ritrovamento, venne ritrovata prima del 1878 nel territorio di Tortona. E' sicuramente da confrontare con un'anfora del tutto simile conservata al Museo Civico di quella località.

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33 - Anfore. Tipologia: Iberica, assimilabile alla Dressel 8.

Questo genere di recipiente era solitamente adibito a contenere garum, prodotto nel corso del I sec. d. C. dalle aziende localizzate lungo la costa meridionale della Spagna. Caratterizzano questa forma l'attacco dell'ansa "a orecchia" e le semplici scanalature della parte frontale dell'ansa stessa. Non è stato possibile stabilire né dove né quando questo esemplare fu recuperato. L'anfora presenta sul corpo il graffito V.

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14 - Anfore. Tipologia: Variante poco slanciata della Dressel 12.

L'anfora è da collegarsi alle importazioni di garum e pesce conservato in salamoia dalla Betica ed è databile a prima del I sec. d. C. Sulla pancia sono visibili numerari graffiti dopo la cottura: I XIIX. Questo esemplare non era inserito tra i materiali del Museo Lapidario Bruzza, e non è stato possibile risalire alla località di rinvenimento.

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3 - Anfore. Tipologia: Anfore brindisine o Dressel 25.

I tre esemplari sono varianti diverse di un'unica tipologia di contenitori le cui fornaci più note sono state ritrovate nella zona di Brindisi, databili tra la seconda metà del II secolo e la fine del I secolo a. C. Sono anfore in genere destinate al trasporto dell'olio. La scarsa documentazione non ha permesso di risalire al contesto di ritrovamento dei tre recipienti. La provenienza vercellese è possibile e resa probabile da recenti trovamenti coevi nel centro cittadino.

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36 - Anfore. Tipologia: Keay XXIII o Almagro 51/C o Beltran 51.

L'esemplare, molto incompleto, appartiene a un genere di recipienti d'incerto contenuto, ritrovati anche ad Ostia e nel battistero di Albenga, databili tra l'inizio del IV secolo e la metà del V secolo d. C. Tale genere di contenitore parrebbe avere due aree di produzione: la penisola Iberica e la costa nord-africana. L'anfora vercellese, bollata M sulla spalla, è di provenienza sconosciuta.

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5 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 Anfore. Tipologia: Dressel 6A.

Sono contenitori tipici per il vino, sebbene se ne attesti un uso secondario e occasionale per garum e altri prodotti lavorati nelle ville, quale ad esempio la frutta. Le loro aree di produzione vanno ricercate lungo le coste adriatche. Molto diffuse in tutto il Mediterraneo, esse documentano l'ampiezza raggiunta dalla produzione vinicola adriatica nel I secolo d. C. Questi sei recipienti, in gran parte integri, presentano caratteri morfologici comuni con leggere varianti. Per tutto il gruppo non è stato possibile scoprire il contesto di ritrovamento. Gli esemplari n. 5 e n. 31 presentano varie scritte sul loro corpo; sono probabilmente anfore prevenienti dal Museo Lapidario Bruzza, per le quali il Leone denunciava nel 1901 scritte con il lapis eseguite dagli studenti che frequentavano le scuole attigue al chiostro di Sant'Andrea. In particolare l'esemplare n. 31 reca sul corpo un graffito raffigurante una danzatrice che tiene nella mano destra un triangolo e nella sinistra un sistro. La figura, in parte coperta da concrezioni calcaree, riteniamo sia da attribuirsi al I sec. d. C. anche per gli strumenti raffigurati.

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15 - 17- Anfore. Tipologia: Anforoide o "Olive Jar".

Queste anforette prive di anse erano un tempo ritenute di epoca romana e ciò spiega la loro collocazione al Museo; in realtà esse furono fabbricate in Andalusia dalla seconda metà del XVI secolo sino al XIX. Si tratta di contenitori oleari diffusi sulle coste spagnole e marocchine, nelle isole Canarie e anche nel continente americano, essendo utilizzate per i commerci con il Nuovo Mondo, oltreché nei territori militarmente occupati dagli Spagnoli. L'esemplare n. 15 venne donato al Leone dall'amico Carlo Spinelli, che l'aveva rinvenuta nel 1867 a Villanova d'Asti. La n. 17 è segnalata dal Viale, nelle sue schede manoscritte, come proveniente dall'Archivio Storico Comunale: sarebbe pertanto un ritrovamento dall'area vercellese.

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Alcune delle "Forme Dressel"

Graffito dell'anfora n. 31

 

 

Anfora n. 31, particolare

 

 

Sistro

 

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