Località fortificate

della

Provincia di Vercelli

(H)

 

I testi qui raccolti sono tratti dai volumi: Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po. Atlante aerofotografico dell'architettura fortificata sopravvissuta e dei siti abbandonati. La presente edizione è liberamente scaricabile per uso privato, ogni altra utilizzazione a carattere pubblico, dell'intero testo o di parti di esso, comprese le illustrazioni, deve essere preventivamente autorizzata.

archeovercelli.it

 

 

 

Comune di Livorno Ferraris

Livorno [134]

Tipo: torre.

Localizzazione: Comune di Livorno Ferraris, nel centro abitato.

Superficie: 50 mq.

Attestazione: incerta, 1388.

Livorno fu sede di pieve nel secolo X (Panero 1985, p. 17) e nel suo territorio fu ritrovata la colonna miliaria dei Tetrarchi, ora al Museo Leone di Vercelli (Roda 1985, p. 105). Fu probabilmente feudo della Chiesa vercellese nell' Alto Medioevo ed entrò presto nell'orbita politica del Comune di Vercelli, che ne confermò lo status di borgo franco, che già doveva detenere, il 27 agosto 1254. Passò poi ai marchesi del Monferrato, quindi, nel 1432, venne consegnato al duca Amedeo VIII di Savoia, che ne reinvestì gli stessi marchesi (Ordano 1966; Ordano 1985, pp. 162-163). Trovandosi in zona molto contesa, il borgo, sicuramente fortificato, subì alcuni saccheggi, specialmente nel XIV secolo. Delle antiche fortificazioni, tuttavia, non rimane che una torre d'ingresso, costruita in mattoni, sotto cui ancor oggi è aperta l'antica porta carraia per il pubblico passaggio. A fianco di questa porta doveva esistere una pusterla; ambedue erano munite di ponti levatoi, di cui si notano ancora i segni. Esistono delle pesanti chiusure in ferro alle finestre inferiori, poiché la torre è stata per lungo tempo adibita a carcere. Le finestre superiori sono invece, con ogni probabilità, originali. Una data inserita nelle murature (1388) potrebbe riferirsi alla costruzione o a un suo rifacimento. (Ordano 1966; Conti 1977, p. 162).

Comune di Moncrivello

Uliaco e Miralda [135]

Tipo: castello.

Localizzazione : Comune di Moncrivello, sulle alture a nord di Villareggia.

Superficie: 2000 mq., sulla base della parcellazione.

Attestazione: 997 (Panero 1978, p. 100).

Il primo documento in cui è nominato il villaggio e il castello di Uliaco è un atto del 997, nel quale il vescovo di Vercelli Adelberto cedette ai figli del fu Restaldo di Uliaco due pezze di vigna situate in Uliaco, in cambio di altre terre in territorio di Cigliano e Clivolo (Panero 1978, p. 100). Una delle vigne iacet prope iam dicto castro Uliaco. Era dunque già presente un castrum e un centro abitato con propria giurisdizione a Uliaco sul finire del X secolo. Ottone III, con il diploma del 999, restituiva al vescovo di Vercelli le terre sottratte da Arduino d'Ivrea, confermando la giurisdizione vescovile su diverse terre del Vercellese, fra le quali Uliaco, che pertanto fin dal secolo X doveva essere possesso della Chiesa vercellese. Ebbero giurisdizione in Uliaco anche i Biandrate, che donarono i loro possessi al capitolo eusebiano alla fine del XII secolo. A partire dal 1170 il capitolo accrebbe i propri possessi in Uliaco mediante acquisti e donazioni e con l'investitura dei beni che nel luogo possedeva il monastero di San Nazzaro. Dalla prima metà del secolo XII la comunità di uomini liberi di Uliaco aveva dato vita ad un piccolo comune rurale per contrastare l'azione signorile di accorpamento fondiario. Tale comunità entrò nella sfera del Comune di Vercelli, che aveva acquisito dal vescovo la giurisdizione sul territorio. Vercelli si premunì nei confronti di Ivrea, che aveva in Uliaco e nella zona giurisdizione ecclesiastica, ottenendone, nel 1202, il riconoscimento dei propri diritti nelle località di Alice, Logge, Meolio, Arelio, Erbario e Uliaco. Nei documenti del Duecento il castrum di Uliaco si viene a identificare con il &laqno;castello di Miralda» e i castellani sono detti domini de castro Miralde , località che diviene il fulcro del potere vescovile nella zona. Probabilmente il castrum di Uliaco e il "castello di Miralda", come ritiene il Panero, sono designazioni diverse della stessa fortificazione (Panero 1978, p. 104). Ne furono infeudati in parte i Bondonni nel 1182, che tentarono di contrastare la politica comunale di affrancamento, creando a Miralda un centro di potere fondiario. Nel 1261 il Comune di Vercelli, per sottrarre alle signorie locali le popolazioni di Uliaco, Villareggia e di altri centri vicini, deliberò la costruzione del burgum novum Durie, in terreni di proprietà della comunità di Uliaco. Il borgo franco ebbe però vita breve, ma dovette comunque provocare il graduale abbandono di Uliaco e Miralda. Nel 1428, quando Domenico Bondonni cedette i diritti sul territorio di Uliaco e Miralda, Uliaco è definito poderium, senza indicazione di centri abitati, e il castello di Miralda compare come dirrupto (Panero 1978, p. 109). Attualmente del castello non resta che la traccia di fortificazione circondante il colle, con la chiesa di S. Maria situata ad un'estremità e probabilmente compresa nel perimetro. Un poco piú a sud è visibile la chiesetta di S. Martino di Uliaco, in territorio di Villareggia. L'interesse del sito è soprattutto di tipo archeologico.

 

Moncrivello [136]

Tipo: castello.

Localizzazione: Comune di Moncrivello, nel centro abitato.

Superficie: 4000 mq.

Attestazione: 1243 (Panero 1985, p. 27).

Le prime notizie storiche che abbiamo riguardo a Moncrivello (Moncravellum-Montecaprellum-Montecrivellum) risalgono al 1152. Un diploma di Enrico VI del 1194 conferma il possesso di Moncrivello e Miralda al vescovo di Vercelli Alberto, senza però menzionare il castrum. Le origini del castello sono incerte: due documenti storici ne attesterebbero la presenza già nel 1239, sebbene si cominci a parlare di un sito fortificato a Moncrivello solo nel 1243 (Avonto 1980, p. 211), anno nel quale "il marchese del Monferrato, in cambio della sua adesione alla lega guelfa lo chiese in pegno al Comune di Vercelli" (Ordano1985, p. 173). Il castello ritornò presto in possesso dei vescovi di Vercelli e, precisamente nel 1394, passò ad Antonio Fieschi, conte di Lavagna. In seguito a travagliate vicende, tra il 1399 ed il 1471, subì diversi passaggi di proprietà, fino alla sottomissione del luogo ai Savoia, che ne mantennero il possesso fino al 1538. Sotto casa Savoia il castello venne restaurato e abbellito; fu molto amato dalla stessa duchessa Jolanda, che vi soggiornò ripetutamente morendovi il 29 agosto 1478. Nel 1565 fu eretto a dignità marchionale e fu infeudato al celebre capitano generale d'artiglieria Cesare Maggi. Come spesso accade, il castello subì svariati rimaneggiamenti a causa di numerose vicissitudini, ma un primo decadimento fu determinato da alcuni incendi che lo distrussero in parte fra il 1817 ed il 1825. Interessanti appaiono i resti conservati della struttura muraria, attribuibili al XIV-XV secolo, circondanti l'unica altura della zona che domina il territorio circostante. Resistono ancora i ruderi di due cerchie di mura, sulla cinta superiore si conservano lunghi tratti di merli a coda di rondine e resti del cammino di ronda (Conti 1977, p. 169). Degna di nota appare infine la bella torre d'accesso a base quadrata con le grandi caditoie e le tracce dell'antica chiusura a saracinesca. Dalla muraglia inferiore, sul lato occidentale, sorge una singolare torretta a pianta semicircolare dotata di forno (Ordano 1966). Osservando l'opera nel suo complesso non appaiono i segni di pesanti rimaneggiamenti, benché vi siano tra i ruderi elementi architettonici appartenenti a secoli diversi. Significative sono le aggiunte di elementi ornamentali, probabilmente del XIV e XV secolo, alla struttura muraria originale. Attualmente il castello, in buone condizioni di conservazione, è adibito a residenza e conserva un notevole interesse architettonico e archeologico.

Comune di Alice Castello

Alice Castello [138]

Tipo: castello.

Localizzazione: Comune di Alice Castello, sul colle al centro dell'abitato.

Superficie: 2000 mq circa, i fabbricati sopravvissuti.

Attestazione:1167 (Panero 1985, p. 27).

Il toponimo deriverebbe dal nome latino Allicus. La notizia piú antica del borgo di Ales ci perviene da un diploma imperiale del 963, con il quale Ottone conferma al conte Aimone il possesso di vari luoghi, tra i quali la stessa Alice. Benché non se ne conoscano le origini, l'esistenza di un luogo fortificato viene attestata da un documento del 1167, dal quale risulta che furono pagate 32 lire segusine per una cantina e due depositi siti nel castello. Viene nuovamente citato nel 1173 da un atto di sottomissione al vescovo di Vercelli dei conti di Cavaglià, che ne erano infeudati. Dalla metà del XII secolo avevano acquistato diritti su Alice anche i vercellesi Bondonni e nel 1228 ne ottenne la giurisdizione l'abbazia di S. Andrea di Vercelli. Nel 1243, quando a Vercelli esplose lo scontro fra guelfi e ghibellini, il castello di Alice fu concesso dall'abate Tommaso Gallo a Pietro Bicchieri, che lo armò contro il Comune di Vercelli. Gli abitanti di Alice, Meolio, Arelio, Erbario e Clivolo, nel 1270, chiesero al Comune di Vercelli di potersi riunire in borgo franco e ne ottennero il consenso. Sorse così il Borgo di Alice (Borgo d'Ale), ma non tutti gli abitanti di Alice poterono andarvi a risiedere per la tenace opposizione dell'abbazia di S. Andrea, che usò anche l'arma della scomunica (Ordano 1966; Avonto 1980, p. 201; Ordano 1985, p. 58). Nel corso dei secoli il castello cambiò piú volte fisionomia, si ingrandì fino ad incorporare, oltre a molte case private, anche la chiesa parrocchiale e la casa del comune. Nei documenti della fine del XII secolo sono citati porte, turrim et domuum castri Alici (Avonto 1980, p. 202) e la fortificazione doveva occupare il perimetro dell'altura dominante, con una notevole complessità di opere. Durante le guerre sabaude, nei secoli XVI e XVII, Alice fu a lungo saccheggiata e danneggiata e la fortezza venne piú volte rimaneggiata, subendo pesanti opere di trasformazione e riadattamento. La presenza di un ricetto sarebbe attestata solo dalla metà del XVII secolo (Viglino Davico 1979, p. 62; Ordano 1985, p. 59), ma è da credere che fossero le antiche strutture del castello, ancora munito di ponte levatoio, a servire da rifugio alla popolazione. Attualmente dell' antica struttura muraria, che certamente doveva essere di notevoli dimensioni, non rimane altro che un palazzo chiamato "castello", i cui elementi architettonici nascondono le antiche vestigia medioevali.

Comune di Borgo d'Ale

Clivolo [139]

Tipo: castello.

Localizzazione: Comune di Borgo d'Ale, regione Clivolo, presso la pieve di S. Michele.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: XIII secolo (Panero 1985, p. 27).

Il toponimo deriverebbe dal latino clivulus: piccolo pendio o colle. L'abitato era già sede di una pieve nel secolo X (Panero 1985, p. 16) e numerosi e di una certa importanza furono i ritrovamenti archeologici nella zona della chiesa di S. Michele (Sommo 1987, pp. 414-418). Il castrum compare piú volte citato in un documento datato al secolo XIII, riguardante beni e affitti del monastero di S. Benedetto di Muleggio in territorio di Clivolo (Sella 1917, pp. 27-31). Da questa preziosa fonte apprendiamo che il recinto era attorniato da vigne (in capite vinee castri) e non era lontano dalla via per Maglione (pro pecia unaterre retro castrum cui coheret [] ab alia via Magloni); entro il perimetro vi erano magazzini (caneva que iacet in castro Clivoli) e case (caseta una quam tenet in castro). La villa doveva trovarsi fra il castrum e la chiesa di S. Michele e molte strade campestri attraversavano il territorio (via Blançati, via levornasca, via cilianasca). Toponimi significativi come ad boseam (attualmente Busasse) iuxta Meoletum (Meolio), ad montironum (attuale cascina Monturone), limitano il territorio, che non doveva essere molto esteso. Lo stesso documento testimonia la forte presenza dei Bondonni (de Bundono) fra le coerenze delle terre di Muleggio, per cui è possibile che una delle componenti signorili del luogo nel secolo XIII, oltre ai conti di Cavaglià, così come accade in Alice, fosse costituita dai Bondonni. I conti di Cavaglià, nel 1173, avevano giurisdizione su Cavaglià, Alice, Arelio, Erbario, Meolio, Clivolo, Logge e su una parte di Roppolo, come vassalli del vescovo di Vercelli (Avonto 1980, p. 202). Clivolo scompare improvvisamente dopo il 1270, anno in cui il Comune di Vercelli deliberò la costituzione del borgo franco di Borgo d'Alice (Borgo d'Ale), autortizzando gli abitanti delle località di Alice, Meolio, Erbario, Arelio e Clivolo a recuperare i materiali delle loro case (Ordano 1985, p. 76). Del castrum e della villa di Clivolo attualmente non restano tracce tangibili, sopravvive unicamente la chiesetta di S. Michele ed alcuni microtoponimi inequivocabili, come quello di "via del castello", nel catasto attuale.

Arelio [140]

Tipo: castello.

Localizzazione: Comune di Borgo d'Ale, regione Bric dal Munt.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: non attestato.

La località compare per la prima volta in un documento del 999 (Panero 1985, p. 12), successivamente in vari documenti del secolo XII, fra cui l'atto del 1173 in cui i conti di Cavaglià si dichiarano vassalli del vescovo di Vercelli (Avonto 1980, p. 202). I documenti fanno però riferimento all'abitato o villa, con la chiesa di S. Maria, e non al castrum che sovrasta la zona. L'Ordano ritiene che la fortificazione potesse essere già in abbandono nei secoli XI-XII (Ordano 1985, p. 80) e la totale mancanza di attestazioni per un sito di così grande rilevanza rende l'ipotesi assai plausibile. Sulla collina, a forma di cono, si trova un ripetitore R.A.I., il recinto segue i contorni del pianoro, su di un lato è ancora visibile un tratto di muratura di ciottoli alternati a filari di laterizio della lunghezza di una trentina di metri; piú in alto sulla cima sono riconoscibili i resti di una torre e di un altro edificio approssimativamente inscrivibili in un rettangolo di m 9x14, il muro raggiunge lo spessore di 130-140 cm (Ordano 1985, pp. 79-80). L'rea del bric di Arelio è una interessantissima area archeologica.

Erbario [141]

Tipo: castello e ricetto.

Localizzazione: Comune di Borgo d'Ale, regione Arbaro, cappella di S. Dalmazzo.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: secolo XIII (Ordano 1985, p. 80).

La località compare per la prima volta nel 999 (Panero 1985, p. 16). Documenti del XIII e XIV secolo attestano la presenza di un castrum Erbarii e di un ricetto con fossato (Ordano 1985, p. 80; Viglino Davico 1979, p. 64). Anche di questa località, spopolata, ma pare solo in parte, per la formazione del borgo franco di Borgo d'Alice nel 1270, non rimangono tracce visibili.

Meolio [142]

Tipo: non determinabile.

Localizzazione: Comune di Borgo d'Ale, chiesa di S. Maria della cella.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: non attestato.

Il luogo, come gli altri prossimi, è citato per la prima volta nel 999 (Panero 1985, p. 17) e fa parte delle località per le quali i conti di Cavaglià si dichiararono vassalli del vescovo di Vercelli nel 1173 (Avonto 1980, p. 202). Vi ebbe pure possessi ed una cella, al principio del secolo XI, l'abbazia di S. Genuario. L'esistenza di una fortificazione non è attestata dai documenti, e il rudere medievale ancora visibile accanto alla chiesa di S. Maria non è certo a che tipo di costruzione appartenesse, tenuto conto delle dimensioni notevoli che presenta (Ordano 1985, p. 81). L'abitato fu abbandonato, insieme agli altri, nel 1270, in seguito alla costituzione del borgo franco di Borgo d'Alice. L'interesse archeologico del sito, prossimo al "Bric dal Munt", è comunque notevole e da chiarire.

Borgo d'Ale [144]

Tipo: borgo fortificato.

Localizzazione: Comune di Borgo d'Ale, nel centro abitato.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: 1270 (Mandelli 1857, II, p. 272 ).

Il borgo franco di Borgo d'Alice venne istituito, inter Alicem et Clivolum, dal Comune di Vercelli nel 1270 e nulla è rimasto delle fortificazioni che certamente lo munivano. Fossati e spalti dovevano però essere stati realizzati dal Comune e la Credenza, nel concedere l'istutuzione alle medesime condizioni ottenute da Trino, obbligò in perpetuo il nuovo borgo a fornire balestras duas de duobus pedibus de stambuco valentes lib. X. Le popolazioni di Alice, Meolio, Arelio, Erbario e Clivolo vennero autorizzate a recuperare i materiali delle loro case per ricostruirle nel nuovo sito, inoltre venne loro intimato di abbandonare le località di provenienza, fatta eccezione per i detentori di diritti signorili. Nel caso di Alice, ai conti di Cavaglià e ai Bondonni subentrò l'Abbazia di S. Andrea di Vercelli, che, opponendosi lungamente, impedì la distruzione del castello del luogo (Mandelli 1857, II, p. 272 sgg.). A Borgo d'Ale una torre, forse costruita su fondamenta antiche, è segnalata dal Conti che, tuttavia, ritiene che essa non abbia origini medievali (Conti 1977, p. 139); per contro l'impianto urbano conserva tuttora l'andamento regolare tipico del borgo franco ed è ancora possibile riconoscervi l'originaria impostazione planimetrica. L'interesse dell'area è pertanto ormai genericamente di tipo archeologico.

Comune di Guardabosone

Guardabosone [224]

Tipo: castello (?).

Localizzazione: Comune di Guardabosone, nel centro abitato.

Superficie: non determinabile.

Attestazione: non attestato.

La località, il cui toponimo pare abbia il significato di guardia o forte di Bosone (Dionisotti 1898, p. 137), compare nei documenti nel 1227 (Panero 1985, p. 17). La posizione del sito a guardia della valletta di Crevacuore e Postua, dove dal XIII secolo almeno esisteva una fiorente attività mineraria, e il toponimo stesso, che sembra contenere l'attestazione di una piccola fortificazione con lo specifico compito di presidiare la valle, fanno ritenere che l'insediamento abbia avuto origine fra XII e XIII secolo, quando Guardabosone faceva parte del feudo di Crevacuore, sottoposto al controllo della Chiesa e del Comune di Vercelli. Uno degli affreschi di palazzo Lamarmora a Biella mostra la fortificazione di Guardabosone così come doveva presentarsi all'inizio del XVII secolo, dopo la donazione dei territori di Crevacuore ai Ferrero-Fieschi (Barale 1966, p. 545), che riorganizzarono le difese di Crevacuore e forse quindi anche di Guardabosone. Si tratta di un piccolissimo abitato cinto da mura e affiancato da un chiesetta, divenuta parrocchiale solo dal 1629, dopo il suo distacco dalla chiesa di Crevacuore (Orsenigo 1909, p. 249). Della fortificazione non esistono attualmente tracce visibili.

Comune di Roasio

Roasio [218]

Tipo: castello.

Localizzazione: Comune di Roasio, frazione S. Maurizio, su di un colle al limite dell'abitato.

Superficie: non determinabile, ipotizzabili 2000 mq.

Attestazione: 1190, incerta (Panero 1985, p. 27 nota 15); 1252 (Panero 1985, p. 20).

Roasio S. Maria è la frazione più antica del Comune, situata al piano e attestata dal 1054 (Panero 1985, p. 20). Roasio S. Maurizio "nuova" compare nel 1252, insieme con il vecchio centro, negli statuti del Comune di Vercelli, in un atto con il quale i ghibellini intimarono ad alcuni borghi di ritornare sotto gli ordini del podestà. è da presumere pertanto che la comunità, cioè Comune et homines Rovaxini novi , preesistesse e fosse da tempo nella sfera territoriale vercellese, pur non avendo essa il rango di borgo franco che gli attribuì il Dionisotti e che invece non è chiaramente affermato dalle fonti (Orsenigo 1909, p. 280; Dionisotti 1898, p. 56). Sembra dunque che Roasio &laqno;nuova», costruita in luogo elevato, lontano dai percorsi stradali, corrisponda alle necessità di sicurezza tipiche dei secoli X-XI e la sua definizione di comunità di uomini si configuri, così come nel caso territorialmente prossimo di Rado, come ulteriore esempio di pacifica convivenza e convergenza di interessi fra abitanti e signori. Risulterebbe difficile in tale contesto collocare topograficamente l'attestazione del castrum che compare in un atto del 1190 con riferimento al pontem castri rovasij (ACV, II, DXII, p. 234), lasciando incerti se si intendesse la Roasio &laqno;vecchia» o la &laqno;nuova». Infatti nel 1190 le due località dovevano coesistere, ma una sola, probabilmente, disponeva di una fortificazione, se agli estensori del documento non apparve necessario distinguere. L'unica attestazione materiale riferibile ad una fortificazione è del resto presente a Roasio S. Maurizio. Nel 1225 Alberto e Pietro, figli di Roboaldo, signori di Rovasenda, di Roasio e di Roasino, cedettero i loro diritti su Roasio e Roasino a Bongiovanni Piazza, il quale diede loro in cambio i diritti su Rovasenda. Roasio fu occupata da Gian Galeazzo Visconti e da questi concessa a Manfredo Barbavara nel 1402. Nel 1421 entrò in possesso dei Savoia (Dionisotti 1898, p. 56). Su di un colle situato ai limiti dell'abitato di Roasio S. Maurizio, a qualche centinaio di metri a nord della chiesa parrocchiale omonima, sono visibili per un' altezza di alcuni metri, i resti murari di una forte torre a pianta quadrata (m 4,50 di lato), costruita con pietre ben squadrate agli angoli e con corsi regolari di ciottoli a spina di pesce, sottolineati da linee tracciate nella malta, ottimamente conservata. Il piccolo pianoro doveva poi verosimilmente essere contornato da un recinto, del quale non sono visibili resti, ma che è in qualche modo richiamato dal terrazzamento contornante l'altura e dalla parcellazione catastale. Il tipo di muratura è genericamente databile in zona al XII-XIII secolo. Il sito, totalmente in abbandono, non permette di valutare in modo rassicurante lo stato di conservazione del rudere, evidentemente in lento disfacimento. è comunque tuttora notevole l'interesse archeologico dell'area, che necessiterebbe di una qualche forma di tutela.

 

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